


La prima volta che nella normativa scolastica si fa esplicito e chiaro riferimento al termine “curricolo” non a caso è nel Regolamento sull’autonomia scolastica varata con D.P.R. 275/1999; si parla di “curricolo territoriale”, ossia lo strumento attraverso il quale la scuola concretizza la propria autonomia, adattando l’offerta formativa al contesto in cui è inserita, per garantire una proposta educativa più efficace e radicata alla situazione di partenza.
Aveva lo scopo di valorizzare il pluralismo culturale e territoriale, permettendo alle scuole di andare oltre il curricolo minimo definito a livello nazionale e obbligatorio (quest’ultimo assai accarezzato oggi nelle Indicazioni ministeriali 2025 calate molto dall’alto).
Il curricolo territoriale è la parte del piano di studi scolastico (PTOF) che le singole scuole modulano sulla base delle esigenze del proprio contesto locale, in conformità con l’autonomia scolastica. Dovrebbe essere (come il curricolo disciplinare stesso) un documento vivo, non burocratico e formale, che tale è e tale si mantiene, immobile ed inalterato, nel tempo. “Territoriale” per la specificità del territorio, ma dialogante con gli standard nazionali e capace di arricchire l’offerta formativa. Comunque il curricolo territoriale è stato un termine che non ha mai avuto particolare fortuna, né è stato interpretato fino in fondo.
Il curricolo di geostoria che sperimentiamo in modo continuativo, modificandolo e integrandolo sulla base delle esperienze dirette degli insegnanti che partecipano attivamente, è altro e di più. È “territoriale” in misura del suo affrontare argomenti di “microstoria” attinenti alla realtà in cui vivono gli studenti, ma in grado di fornire concreti punti di riferimento (reperti archeologici, luoghi e caratteristiche del territorio) da confrontare con la “macrostoria”.
Nel curricolo verticale di geostoria i percorsi didattici che si sperimentano hanno tanto più valore se si riferiscono a territori con caratteristiche varie e articolate, magari anche confrontabili fra loro. Ancora una volta, nel caso degli insegnanti, vale la regola di applicare a contesti diversi le competenze acquisite e scambiarsi la didattica fra scuole vicine e lontane.
Una varietà e una rappresentazione di situazioni che arricchisce e porta da un lato a cambiare l’approccio dei contenuti, ma non la metodologia didattica: il che significa trovare e dare valore a ciascun territorio, con un metodo a fisarmonica in cui si apre di volta in volta alla micro e alla macrostoria, al vicino/vicinissimo e al lontano/lontanissimo nel tempo e nello spazio.


